Polinesia: le altre isole ai confini del mondo

Tahiti, Moorea e Bora Bora si contendono l’80 % dell’ospitalità alberghiera di tutta la Polinesia francese. Ma anche gli altri quattro arcipelaghi, meno frequentati per via della loro lontananza da Tahiti (e della conseguente necessità di voli supplementari) riservano incredibili sorprese. A 1500 km a est dalle Isole delle Società si estendono le Tuamotu, labirinto di 76 atolli galleggianti nel blu. Niente picchi vulcanici, nessuna montagna ricoperta di verde: bensì infiniti anelli corallini con isolotti ricoperti di palme. Il paradiso di queste “isole basse” si chiama Rangiroa (in polinesiano cielo senza fine), il secondo atollo più grande del pianeta, la cui barriera fu classificata da Jacques Cousteau come la più ricca del mondo. Con 75 km di perimetro e una laguna interna vastissima (35 km!) che non permettere di scorgere una sponda dall’altra, l’atollo è un acquario cristallo di una bellezza difficilmente descrivibile, ricchissimo di flora e fauna sottomarina. I due passaggi, Tiputa e Avatoru, che collegano la laguna con l’oceano, permettono il continuo ricambio di acqua, garantendo così incontri ravvicinati con squali grigi e mante (fino alla fine di agosto) e barracuda e delfini tutto l’anno. Ideale per chi cerca un rifugio fuori dal mondo, all’insegna di uno stile di vita semplice e a strettissimo contatto con la natura, Rangiroa vanta anche una peculiarità unica: è l’unico terreno corallino sul quale prospera la vite.
Da non perdere quindi il Blanc de Corail, bianco elegante dai sentori di mango, perfetto come aperitivo al tramonto. Sempre a 1500 km da Tahiti, ma in direzione nord est, si trova invece l’arcipelago delle Marchesi, 12 “isole alte” di origine vulcanica prive di barriera corallina, caso unico nella Polinesia Francese. Selvagge, autentiche e misteriose, le Marchesi hanno visto nascere l’arte del tatau, il tatuaggio, simbolo di bellezza nato per compiacere le divinità locali.
La pratica polinesiana privilegia l’uso del nero e i disegni geometrici e dopo anni di abbandono è stata di recente ripresa dagli artisti locali. Nella verdissima Hiva Oa, detta il giardino delle Marchesi, vicino alle spiagge di sabbia nera di Taaoa e quelle bianche di Hanarekua, scelse di ritirarsi nel primo ‘900 Paul Gaguin. I colori e le atmosfere dell’artista si ritrovano nella cittadina di Atuona, presso la ricostruzione de la “Maison du jouir”, casa-atelier dove il pittore trascorse gli ultimi anni, tra fotografie e copie delle sue opere più celebri. All’estremo sud ovest della Polinesia francese, a cavallo del Tropico del Capricorno, si trovano invece le sette Isole Australi. Esplorate per ultime dall’uomo e collegate a Tahiti con cinque voli la settimana, remote e pianeggianti, le isole mantengono un fascino antico e primitivo.
Rurutu, l’isola principale, circondata solo in parte dalla barriera e da spiagge abbaglianti, è però un luogo unico: qui infatti da luglio a ottobre vengono a svernare e a riprodursi le megattere. Escursioni e immersioni mozzafiato in questo periodo sono garantite. Lontanissime, nella periferia sud-est del Pacifico, infine le piccole 10 isole Gambier, circondate da un’unica barriera corallina di 90 km. Unica ad essere abitata la deliziosa Mangareva, dal bel clima rinfrescato dagli Alisei. Nella sua placida laguna prospera la coltura delle ostiche perlifere: le perle nere polinesiane, dai riflessi grigi, blu e rosati vengono proprio da queste acque ai profondi confini del mondo (info www.tahiti-tourisme.it ).
FONTE ANSA..IT